Musica per scrivere, studiare, leggere, dormire, musica per non ascoltare – ovvero Brian Eno e l’incidente col taxi #1

Siamo a metà degli anni ’70 -periodo musicale che sta vivendo una fase piuttosto movimentata all’interno del macrogenere del rock.  Dal 1970 al 1974 escono cose come:  L.A. Woman, Led Zeppelin IV, The Rise and Fall of Ziggy Stardust, Machine Head, Harvest, The Dark Side of The Moon, House of The Holy,  Quadrophenia, Raw Power e probabilmente un altro centinaio buono di album monolitici. A spezzare il decennio, nel 1975, è un incidente automobilistico. C’è Brian Eno, uno che magheggia con i sintetizzatori assieme a David Bowie e David Byrne, ha sulle spalle già qualche album e attraversa una strada di notte senza guardarsi attorno. Sovrappensiero (a che stesse pensando in quel preciso istante è speculazione di critici e appassionati musicali) non si accorge dell’ammasso di metallo che gli si sta schiantando addosso a una velocità di almeno cinquanta miglia orarie. Insomma, il taxi lo becca, lui vola e si apre la testa. Il sangue schizzerà per qualche minuto, la cicatrice gli rimarrà per sempre.

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Costretto a passare qualche settimana a letto e i tempi del personal computer sono ancora lontani quando la ragazza di allora per rallegrarlo gli porta un vinile, composizioni musicali con arpa.  Brian si muove come un vecchietto, ogni passo è una fatica. Ma riesce a metter su il vinile per poi buttarsi a letto. Fuori piove e si rende conto che il rumore della pioggia, quel costante schiantarsi di acqua sul tetto e le finestre e tutti i muri della sua abitazione gli impediscono di poter ascoltare per bene il vinile. Avrebbe dovuto alzare il volume, ma che dolore doversi rialzare dal letto.

“After I had lain down, I realised that the amplifier was set at an extremely low level, and that one channel of the stereo had failed completely. Since I hadn’t the energy to get up and improve matters, the record played on almost inaudibly. This presented what was for me a new way of hearing music – as part of the ambience of the environment just as the colour of the light and sound of the rain were parts of the ambience.”

Sulla base di questo pensierio nasce Discreet Music, album che segna la rotta di non solo i vent’anni successivi di Brian Eno come musicista ma la rotta di un’intera rivoluzione culturale e musicale che dà l’ultima botta con Untrue di Burial.

Già Erik Satie, John Cage e altra gente aveva buttato semi sul terreno, ma Discreet Music nasce imperfetto per essere uno dei primi imperfetti alberi della foresta dell’ambient. Placido e bellissimo per trenta minuti, per poi sfuggire verso delle variazioni di un compositore tedesco del sedicesimo secolo.

Dopo dieci anni buoni di musica per le masse e musica per far ballare, musica per scendere a pugni chiusi per le strade, far piangere, fare figli,  assoloni da blues da neri, assoloni da bianchi che si appropriano del blues dei neri, dopo dieci anni buoni di una funzione continua sempre riconducibile a un prima e un dopo succede che Brian Eno alza l’asticella, anzi, cambia proprio sport. La musica come parte dell’ambiente, e come parte dell’ambiente è una musica che possiamo non ascoltare. O, se vogliamo, ascoltarla. Qualcuno la definirebbe anarchia. Non c’è più obbligo, nessun ritornello da imparare o chissà che virtuosismo da applaudire. La musica diventa una roba in sottrazione, forse la cosa più difficile di tutte.  Brian Eno come sarà Raymond Carver per la letteratura americana, la bellezza sotto le orecchie come lo è sotto gli occhi, ma non c’è nessun passo esaltante se non qualcosa che si riconduca all’angoscia esistenziale stessa.

Brian Eno intuisce che farsi guidare dalle cose che succedono e dalle attese che la vita ti obbliga , ecco, è cosa buona e giusta: negli anni ’70 di aerei di prende tanti e quante ore deve passare negli aeroporti, in quei posti senza antropologia, identici in ogni latitudine,  non-luoghi dell’impreciso e senza memoria, se non quella dell’imprecisione dei volti e del brusio. Nasce così l’idea per Music for Airports che, ancora più di Discreet Music, segnerà il futuro.

 

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NONLUOGHIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII