Malemale utile

Spotify è una merda generalista per amatori e occasionali della musica.
Trecento euro al mese e nessuna possibilità di gestione delle playlist. Le bio degli artisti sono regolate dal caso. La profilazione degli utenti è grossolana, il programmino per PC e Mac è un chiodo inutilizzabile. Comparto social assente, interfaccia spartana. Bandcamp regna.

Fatto sta che adesso mi si offrono tre mesi di Family gratis, per poi continuare a quindici mensili, per sei account separati. Considerati i vantaggi rispetto alla comunque legittima versione crackata (ascolto offline, aggiornamenti, possibilità di storiare le canzoni su Instagram, playlist personalizzate ogni tanto azzeccate), direi che due euro e bronzetti mensili è una spesa sostenibile.

Se ti interessa prendere una slot, fammi sapere.

Allego una playlist con le cose più fiche che si sono potute ascoltare nel 2019 su Spotify, dimenticando qualcosa tipo i Diat, che però inserire adesso in un punto che non mandi a fanculo l’accurato equilibrio compositivo risulta impossibile, perché – ricorda – su Spotify non si può modificare l’ordine delle canzoni in una playlist. Nel 2019. Ma ti pare.

Ho tralasciato le cose hc, emo, punk rock, techno pesa, Italia, che hanno bisogno di spazi loro, e le cose strafamose ma comunque valide tipo i Black Midi, i Chemical Brothers e Kate Tempest, ché per quelle c’è Radiofreccia (ok che ho messo gli Swans, ma gli Swans si devono mettere perché la playlist è mia e decido io).

Paolo

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