Una sera d’estate, io, loro, Jovanotti

La notte dopo ferragosto, un mesetto fa, era ancora la bella estate, c’era caldo bestia e un tizio doveva darmi un passaggio in macchina per riaccompagnarmi a casa. C’è da dire che lo avevo appena conosciuto, amico di una mia amica e lui mi faceva questo favore, di portarmi fino a casa tanto per fare un favore alla sua amica più che a me.

Il lungomare silenzioso, potrei fingere e scrivere che si sentiva il suono del mare, dietro il buio e nascosto oltre il muro che separa la strada dalla spiaggia, ma penso proprio che ci fosse un silenzio e nient’altro che un silenzio, interrotto, ecco, dal rumore dei tacchi di due tizie. Io mi giro verso di loro e loro si avvicinano inaspettatamente, ma ancora più inaspettatamente ci parlano

“Ciao ragazzi, c’è qualcosa stasera?”

“Il giorno dopo ferragosto? Qui? No guardate, non c’è niente ormai…”

Il tipo è così gentile da dire che in realtà qualcosa c’è, c’è serata reggae in un lido dall’altra parte della città.

Le guardo meglio. Sono molto carine, di quella bellezza sicuramente figlia di attenzione serali, fatte di una quarantina di minuti al bagno prima di uscire, i capelli perfettamente allisciati (una) e cotonati (l’altra). La depilazione attenta e totalizzante, la crema abbronzante, un’altra crema skincare, lo smalto rosso marca KIKO a risaltare delle mani amorevolmente curate da estetiste meridionali al massimo cinesi. I vestitini stretti e un sorriso da animali notturni. Hanno delle belle gambe; ovvio, siamo su un lungomare di una cittadina di provincia: in posti così le ragazze hanno sempre delle belle gambe ad Agosto.

“E’ lontano da qui quel lido?”

Da qualche parte il mio cervello intuisce qualcosa. “No, cioè, dovete giusto passeggiare un po’ più in là.”

Ma l’altro ragazzo “E’ effettivamente un po’ lontano.”

Eddai cazzo, penso, arrivaci, vuoi vedere che adesso ci chiedono di scroccare un passaggio

“Non è che ci date un passaggio in macchina?”

Io guardo il tipo come per dirgli “Ora ti tocca.”

In macchina sento tutto il profumo che si sono messe addosso. In realtà sono davvero carine: una bionda, l’altra mora, non avranno più di 25 anni. Sono giorni che non ho fatto altro che fumare erba, bere birra, e voglio solo un po’ di Coca Cola prima di morire a letto.

Loro parlano, ci chiedono cosa abbiamo fatto a Ferragosto e io le ho già inquadrate: non posso dire loro che sono stato a vedere i Napalm Death. Suonerei ridicolo, un po’ pericoloso.

“Sono stato ad un festival di musica punk.”

“Wow, figo!”

“E voi invece, che ci fate da queste parti?”

“Ieri eravamo al Jova Beach Party, siamo venute qui per rilassarci un po’.”

“E vi siete divertite? Ho sentito dire che è divertente. Il Jova-Beach-Party”

“Sì, molto.”

E mentre mi raccontano di quanto fosse stato bello , con Jovanotti che passeggiava tra il pubblico o faceva un dj set quando ne aveva voglia, della partecipazione degli Almamegretta, di altre partecipazioni con dj dei quali in quel momento non si ricordavano i nomi, finalmente arriviamo al lido. Loro non scendono, ma ci chiedono se vogliamo seguirle.

Sono davvero carine e alla fine dei conti pure simpatiche. Ma non sono quel tipo di ragazza con la quale sarei abituato ad uscire. Non è una questione di scelte o di gusti, è proprio una roba di incastri psicologici e di adattamento sociale. E’ una sorta di “vorrei ma non posso” autoindotto. E non ho voglia di riuscire a sbronzarmi nel giro di quaranta minuti, escogitare nel mentre un piano che faccia così, nella migliore delle ipotesi:

“Mi ricordo Jovanotti al Social Forum ai tempi del G8 di Genova, ne ha fatta di strada la chiesa che va da Madre Teresa a Che Guevara eh?”

“Come scusa? G8 di Genova?”

“Sì, sai, il momento in cui la nostra generazione ha perso le possibilità di cambiare il mondo in meglio. Cioè, ora Jovanotti fa le feste in spiaggia e accusa gli ambientalisti di essere una setta, ma lo sai che una volta, lui era una sorta di , ecco, sì, filocomunista? Cioè, ai tempi, nel 2001, si chiamava terzomondialismo… Vi andrebbe della cocaina?”

E così via, sperando in una limonata e nel migliore dei casi una mano infilata nel mare delle possibilità.

“Siamo stanchissimi, ci dispiace ragazze.”

Loro se ne vanno verso il mare e la musica, sole ma pigliate bene, e magari cercavano solo compagnia per fare serata, ma il cervello a volte è binario.

Torno a casa, cerco di non fare troppo rumore che i miei dormono. Bevo la Coca Cola, mi sdraio soddisfatto e rattrappito, ancora dolorante per il lungo ferragosto passato.

Mi sono chiesto cosa sarebbe successo se alla mia domanda “Cosa avete fatto a Ferragosto” mi avessero risposto, che ne so, “Siamo state a vedere gli Swans. Poi ci siamo drogate come dei cavalli, abbiamo aspettato l’alba in preda ad un’allucinazione”

Probabilmente non sarebbe successo nulla comunque, con la differenza che al massimo avrei sofferto l’occasione mancata. E quindi benvengano quei giochi di adattamento socioculturale che ci fanno sentire poco interessati all’accoppiamento, nonostante la biologia, lo smalto marca KIKO, l’estetiste meridionali, le creme idratanti, le campagne pubblicitarie di Tezenis, etc.

qualcuno potrebbe chiamarlo classismo ma è un modo come un altro per evitarsi dei rimpianti.

(non è vero, un po’ di rimpianto ce l’ho)

dda

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