Baus

È facile per noi ascoltare e pensare ai Pere Ubu, ma va detto che mi capita spesso di pensarli, tanto spesso che l’altro giorno sono riuscito a dire che la nuova dei Dummo mi sembrava una dei Pere Ubu. Quindi forse esagero (ho visto David Thomas di persona una sola volta, disorientato e malfermo di fronte ai cessi del Locomotiv, e ricordo di essere stato contento, per quel misto d’imbarazzo e apprensione filiale che mi prese, che quell’uomo non fosse mio padre).

Eppure bisogna essere onesti, ché se D. Thomas non avesse creato il precedente, il ragazzo di Oakland di questi Baus non avrebbe mai cantato, e avrebbe preso il posto invece una di quelle voci del cazzo tutte sospiri e lacrime; e basso e chitarra avrebbero concorso, dove invece è bello sentirle stare sulla batteria ognuna per la sua, tranne quando (su Cigarettes soprattutto) non si decida di fare ritornelli.
Gli up tempo sono elementari, primitivi, e l’effetto generale è quello di una versione ancora più base e filastrocca dei primi Pixies.
Spicca Fake News, con i call and response, che fa quasi Siouxsie, salvo poi impazzire. Proud invece meglio rappresenta.
I testi parlano come sempre di te.

Su questo disco ha suonato Anton Fier

[pmc]