In Gamma Zeno: The Minneapolis Uranium Club – Cosmo Cleaner

Il decennio dei Parquet Courts e degli Ought, alfieri degli anni ’10 di un certo post punk a tinte garage, si compie infine a Minneapolis, entrandoci poco o nulla con gli idoli Mats e con gli Hüsker Dü.

Se Zeitgeist c’è, gli Uranium Club mi pare lo incorporino, rimane difficile a dirsi, tra paranoie di futuribilità semiserie in stile Devo, modernariato da discarica alla maniera degli anarcoaccelerazionisti, continui capovolgimenti, deviazioni di senso e di buon senso.
Dei Parquet Courts e degli Ought suonano addirittura più centrati. Se i Parquet Courts indulgono a bpm da ballo, gli Uranium Club non spostano la tara dalla frenesia che al meglio accompagni i loro deliri (fa eccezione la seconda traccia, la meno riuscita). Condividono con gli Ought l’inclinazione per un fraseggiato di stampo Tom Verlaine, che negli Uranium Club reca reminiscenze surf (senti Operation dal disco precedente), e il tono declamatorio sul bilico della follia di un predicatore da marciapiede. Se ne distaccano perché meno innamorati delle proprie intuizioni: Ought prolissi quando imbroccano il giro forte, dispersivi quando non; Uranium Club pure labirintici, ma di sicuri baricentri.


E ancora distinti da gran parte del lotto (VietCong e Preoccupations penso riassumano) per la rinuncia ai soliti abusati riverberi. Suonano invece chiusi, compattissimi come se addossati gli uni agli altri in uno spazio angusto, ricordando i primi e meno cadenzati Minutemen di Punch Line e Buzz Or Howl (e pure il tocco pare un dono di George Hurley, che ringraziamo), ma con un’attitudine da Feelies che li avvicina, tra gli esiti recenti, ai lavori di Erik Nervous (dimmi quello che vuoi, per me geniale).

Minca mia a quegli stop and go

Riescono in uno spoken word che non scimmiotti Mark E. Smith, raro caso (senti Michael’s Soliloquy).

Gli Uranium Club potevano ancora, coi pur ottimi due precedenti, essere scambiati per una versione al contempo più intellettuale e imbecille degli Hives, in fondo attaccati alla tetta del genere con Ty Segall, Oh Sees e emuli. Ora dovrebbero sembrare più, a me sembrano più, lo stato delle cose e cosa resterà.

Gli Iceage fanno cagare.

[pmc]