Tre domande tre – Arianna Poli

Ci siete mai stati a Ferrara? È come la città che ti immagini in un fumetto a là Dylan Dog: silenziosa, nebbiosa, ma disegnata bene nelle sue architetture medievali e Rinascimentali, ben rappresentata dal cuore urbano – un nobile castello che segna le proprie distanze dal resto del mondo col suo fossato d’acqua abitato da pescioni anonimi.

Ma attorno – soprattutto fuori – la città c’è il mondo della “la gigantesca scritta Coop”, una periferia abitata ancora dal fantasma di Federico Aldrovandi a due passi dal Po, quindi il mondo del fiume e della pp (pianura padana), quello di Gianni Celati, uno spazio-tempo sospeso.

Tutta sta roba per dirvi che ho scoperto una giovane cantautrice che viene da lì. 

Se fossi il proprietario di un etichetta non ci penserei due volte a contattare Arianna Poli, che ha superato da poco la maggiore età nell’anno domini 2019 e che è capace, nel suo album di esordio Ruggine (Sonika Records), a far sentire l’aura del talento.

C’è la dote canora, forse un po’ troppo impostata (ma è soggettivo, di norma vado più sugli urli sgraziati ma sono anche sicuro che col tempo la voce si sporcherà), ma soprattutto c’è un microcosmo delicato e immaginifico.
Niente di complicato – per dire un esempio, non aspettatevi un concept album sulla crisi dell’ontologia a partire dall’idealismo tedesco – ma tutto molto coerente. Arianna nasce e cresce a Ferrara dicevo e dico anche che il mood che sentite nel suo album e in quello che dice è proprio il mood che mi ricorda Ferrara. Forse è solamente abbaglio e se non lo è allora lei non se ne accorge ancora, ma ha modulato la sua città in un album. Prima di lei ci era riuscita solamente una persona ( 😉 xd ).

Dietro alla voce di Arianna dominano echi e riverberi, ci sono intromissioni distorte di una chitarra elettrica, che per pochi attimi rubano il posto a una chitarra acustica che sembra richiamare gli immaginari idilliaci dei Kings of Convenience. Ok, ascoltatevo dai.



Si chiama Ruggine, che è in inglese sarebbe Rust e mi ricorda “Rust Never Sleeps” che è il nome di un capolavoro di Neil Young ma è anche un modo di dire: la corrosione dei metalli avviene giù dal momento in cui il materiale interagisce con l’ambiente. Un lento ma inesorabile evento, quello che crea la ruggine. Nel discone di Neil quel titolo aveva un significato ambiguo (si parlava della notorietà dell’artista? della sua opera? di altro?), ma mi sono chiesto cosa significasse per l’album di un’artista così giovane. Una scusa per farle due domande:

Mi parli del dualismo che si sente nel tuo lavoro? Intendo che fin da Mi Libero di Te le musiche sono costruite come se dovessero coesistere due anime, una molto folk, acustica, un’altra elettronica e lugubre. Come se dovessero coesistere Paolo Nutini e gli Afterhouse di Padania.
interessante questo dualismo che mi fai notare. l’ho sempre preso così com’era, senza soffermarmi più di tanto a riflettere in realtà. diciamo che probabilmente le mie influenze musicali spaziano veramente fra generi diversissimi tra loro e questo potrebbe essere un fattore determinante. c’è anche da dire però che a questi pezzi ho lavorato molto con Samuele, il mio fonico, e anche lui ha contribuito in maniera consistente. per fare un esempio, in quel periodo io ascoltavo un sacco i giorgieness e lui i deftones.

E’ inevitabile chiederti di Ferrara. Ci ho vissuto ed ero innamorato di questa landa , scusami se te lo dico, un po’ deprimente. Un centro storico elegante e severo (con quel castello e il palazzo dei diamanti) e fuori centri commerciali e ristoranti cinesi. Non ricordo molto altro, pianura padana a parte. Hai avuto la maturità, nonostante i tuoi anni, di citarla in un modo indiretto. Forse da qualche parte c’è una citazione diretta alla riva del Po del Volano.

sono nata e vivo a ferrara da quasi vent’anni, quindi da sempre. mi è sempre piaciuta, anche se solamente negli ultimi mesi ha iniziato a scaturire in me un sentimento di ammirazione profonda, diverso dal solito. la nebbia può essere deprimente oppure può darti la possibilità di immaginarti qualcosa oltre che non riesci a vedere. mi piace, anche se mi fa venire il mal di testa. comunque il riferimento al Volano c’è: in “finché esisto”, quando il testo dice se passo il fiume poi mi manca l’aria parlo proprio di quello. mio padre abita in un quartiere vicino a dove passa il corso d’acqua e con alcuni amici si è rinominata la zona “oltrevolano”, proprio perché stiamo dall’altra parte. come se fosse un posto solo nostro, per pochi eletti. 

 

Hai mai ascoltato “Stato di necessità” di Carmen Consoli? Te lo chiedo perché quell’album mi ha un po’ ricordato Ruggine. Ah e poi, perché “Ruggine”? Sei troppo giovane per poter chiamare così il tuo primo album.
non ho mai ascoltato quel disco per intero, ma conosco parole di burro, che mi pare ne faccia parte. ruggine ha una storia strana. a maggio 2018 avevamo finito il disco, avevamo le copertine, ma mancava un titolo. lo decisi insieme ad un amico un po’ per caso. nel suo piccolo alla fine ruggine parla di cose passate che non esistono più, del ricordo. cercando ruggine sul vocabolario esce: “sostanza incoerente di colore bruno rossastro che si forma sulle superfici di oggetti e materiali di ferro esposti all’aria umida o a contatto con l’acqua, corrodendoli”. mi era sembrata una bella metafora per le cose di cui ho parlato in questo disco. tipo momenti trascorsi quasi lasciati nel dimenticatoio ad arrugginirsi.









Ah si.
E’ da un po’ che non ci vedevamo but maybe avrei fatto volentieri a meno. Mi spiego, vi è mai successo di avere una passione, tipo che ne so, uno sport, con il quale avete un rapporto conflittuale, forse un po’ borderline?
C’avete un periodo in cui andreste in palestra/nuoto/calcio anche dieci volte alla settimane e lunghi mesi di apatia, durante il quale vi chiedere “Perché l’ho fatto?”

Per quanto mi riguarda, la scrittura sulla|di musica questo è, uno sport che pratico male, c’ho la tuta Quechua del Decathlon che per molte settimane rimane in armadio intatta.
Succede poi che la voglia ti torna. Nel contesto della scrittura musicale la voglia torna con l’ascolto di qualcosa che ti colpisce e ti da quella sensazione Pippo Baudesiana, quella che stasera mi fa dire “Arianna Poli l’ho scoperta io”. Ricordatemi fra cent’anni come di un incapace svogliato scritture ma un ottimo talent scout.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *