Nessuno Schema nella mia Vita – Kina (Ristampa)

Nell’anno del secondo governo Spadolini e del pentapartito, nell’anno di Tardelli e la storia dei Mondiali di Calcio, nell’anno 1982 nascono i Kina, uno dei gruppi più sottovalutati della musica italiana.  Dico sottovalutati ma forse è una parola sbagliata, la scena hardcore punk deve tanto ai Kina e chi ne fa parte lo dice ogni santo giorno. Dico però che, al di là del giro, i Kina a livello nazionalpopolare hanno sempre contato poco (decisamente meno, che ne so, dei CCCP).

Detto questo i Kina uno degli album più belli italiani degli anni 80 e dintorni l’hanno scritto davvero e si chiama Se ho vinto, se ho perso.

Oggi i Kina stanno diventando una roba di culto. Le ragioni del perché stia succedendo in un 201x dove le uniche scene musicali italiane sono quanto più distanti dal punk/hardcore, cioè quella trap e dell’indie, vanno trovate nelle nicchie di resistenza dei generi che oggi sono in sordina. Internet e le sue piattaforme sono diventate delle soluzioni potentissime, ricerca a costo 0 (sia di tempo che effettivamente economico) di anfratti musicali che fino a qualche anno fa potevano godersi solo quei fortunati quarantenni che avevano l’lp, le cassette o il cd.

Succede quindi che un appassionato di musica hardcore, un diciottenne diciamo alla ricerca del passato, finalmente riesca a scoprire in tutta autonomia pezzi di storia mai raccontata. Che poi mai raccontata cioè oh più o meno, vallo a dire a Gianpiero Capra che qualche anno fa ha scritto della propria storia, assieme a Stephania Giacobone, nella biografia Come macchine impazzite (edito da Agenzia X).

Nemmeno un anno fa ho chiacchierato via mail con Gianpiero, personaggio storico della scena torinese e direi pure nazionale, della sua vita quando era il bassista e una delle voci dei Kina. La potete leggere qui.

Ancora dico in giro, pensandolo davvero e mettendomi la mano sul cuore, che mi piacerebbe poter intervistare tutti i giorni persone così profonde e carismatiche come Gianpiero. Qualcuno potrebbe dirmi che è una questione di età e di saggezza, ma io la butto sull’esperienza di vita, convintissimo che Gianpiero, a 30 anni, non fosse così diverso da quelle mail.

Nessuno schema è grezzo, forse confuso. L’impressione è quella di ascoltare una roba  musicale che sta nascendo. Capito? Un piccolissimo bigbang di gente sudatissima e nervosa.  Dato l’anno però, un 1982 che non aveva visto ancora la nascita dei Negazione e dei Nerorgasmo – tanto per dirne due della scena piemontese – potremmo dire che Nessuno Schema, nella sua melma di linee di basso sparate a mille, nelle urla liberatorie e delle infinite distorsioni chitarristiche alla ricerca di assoli (ancora) rockettari, sia una delle fotografie della nascita di dieci anni di incredibile musica italiana.

Da quando esce quel demo i Kina salgono sul furgoncino e invadono la Germania.

Ci sono ancora due cose da dire sull’importanza dei Kina. Una è che sono l’archetipo della band della provincia, sono la poesia delle strade di periferia e il tuono dei temporali dell’adolescenza. Lo saranno sempre.

La seconda è che già con Nessuno schema succedono cose belle a livello di testi. Sergio Milani si è occupato della scrittura della title track che dice sta roba. Frasi come “Distruggiamo il senso del dovere/Solo allora potremo volare” potrebbero essere considerate una di quelle tagline da portarti appresso quando devi parlare di un movimento che, seppur in difficoltà, resiste ancora oggi.

Ah ecco, la cosa più utile da dirvi è del perché sia uscito sto articolo: la Spittle Records ha fatto la rimasterizzazione del disco, c’è un cd + lp con 30 minuti di musica che prima di oggi era abbastanza introvabile come cosa. Insomma, sta a voi voler investire bene qui.