Dischi del Mese #1 Marzo

The Ex – 27 Passports

Se fossimo nel 2010, o da qualche parte temporale agli inizi del millennio, 27 passports starebbe a girare per tutti i dj set di metà mondo occidentale, in mezzo a una compilation che c’ha dentro Strokes e Iggy Pop. È un album che è  capace di riprenderti i Battles dei tempi gloriosi (quelli di Mirrored) e Don Caballero, per poi rispedirtelo in linee vocali che, nella prima traccia, sanno tantissimo di quel folk rock autentico degli America. 27 passports è un lavoro così pieno di riff disarticolati, passaggi sbilenchi ma studiatissimi, alti e bassi emotivi, ritornelli incantevoli e che non puoi non pensare al fatto che se fare musica come la si faceva una volta è una metodologia in crisi, beh, il gusto di fare musica come dio comanda non se ne può andare. dominano chitarra e la voce di de Boer, che si è divertito a giocare di dissonanze. Per chiuderla, stiamo parlando di una band che ha quasi 40 di carriera alle spalle e che ha fatto pezzi di storia dell’underground.   la musica è così bella che uno non si accorge dei testi, eppure de Boar più di una volta pare voler essere il predicatore di una band che erroneamente la definiscono punk ma che è più vicina al jazz e all’Africa tribale di quanto si pensi.

 

Mount Eerie – Now Only

Genevieve Castrée è stata un’artista canadese e mi dispiace un po’ averla scoperta solo adesso. Dico “mi dispiace” perché oggi Gen non fa più parte di questa parte dell’esistenza, se n’è andata di cancro nel 2016 e ascoltare la sua musica è ancora più deprimente.

Mount Eerie, uno dei grandissimi del suo tempo (assieme a una manciata di nomi, tipo Mark Kozelek), scrive il seguito spirituale di A crow looked at me, album dedicato alle tematiche del lutto e della perdita.

Now Only a quanto pare è una roba che nel percorso del lutto sta nella fase “rimettere in ordine il vaso, a partire dai cocci sparsi per il pavimento”.

L’uomo e padre Phil soffre come chi ha perso tutto o quasi nella vita (per fortuna gli rimane l’amore incredibile per il figlio e la sua musica), la sua sofferenza è la cosa più privata e intima che possa esistere – perché ogni sofferenza è la cosa più privata e intima, sempre, per chiunque eppure l’artista Mount Eerie scrive parole e suona la sua chitarra trasformando quel fazzoletto fradicio di lacrime in uno degli album più empatici, totalizzanti e belli della storia della musica, capace di avvicinarsi per attitudine all’inarrivabile Jason Molina

But people get cancer and die
People get hit by trucks and die
People just living their lives
Get erased for no reason with the rest of us watching from the side

 

dda

 

 

Lvte Lvte

Nuovo album per i tre neri cardinali dell’ambient/postrock di Casalmaggiore, che è esattamente quello che vorresti ascoltare mentre evochi Satana in una chiesa diroccata della campagna francese dopo aver riunito tutte le nove incisioni del Delomelanicon. Dalle nebbie del Po emergono reverb da cattedrale gotica e ululati gregoriani.

Il disco eponimo chiude una trilogia lunga sette anni, iniziata con Amar Puede Matar (2011) e Santa Marinaro (2015). A chitarre frustate e piatti funerei si accompagnano tastiere low-fi dissonanti, per un LP rigorosamente strumentale, dilatato e livido. I tre dimostrano una notevole maturazione nella costruzione del sound rispetto alle loro precedenti release, un’illuminazione oscura che guida i nostri in valli di lacrime, autolavaggi di provincia e capannoni abbandonati. L’ultima traccia, una passeggiata tra cappelle diroccate e crocifissi all’incrontrario, è ideale per le vostre messe gnostiche, sedute spiritiche e live di Vampires Requiem. Tracce bonus nel vinile.

 

Bud Spencer Blues Explosion – Vivi Muori Blues Ripeti

Cosa recensisco? Bud Spencer Blues Explosion?

Credevo fossero morti

Ottima citazione d’apertura

Partiamo dal presupposto che questo è un disco fatto bene, da due che i calli sulle manine se li sono fatti suonando con gente grossa. Io ci sono un po’ cascato, per quel chitarrino desert sporcato e enveloppato, il vocal grammofonato, lo snare e l’hi-hat che ti fanno contrarre i muscoli del collo e agitare le dita anche quando non vorresti. Ma poi mi son chiesto.

Dove va? Al mare, con una caipirinha lunga e camel gialle morbide, a far scuotere le natiche alle fighette con gli sgarri nei jeans. Cioè, un verso tipo ‘Come la prima sciocca sbronza sorella della marijuana’ cosa cazzo mi rappresenta? Strade sterrate sì, ma battute dalle mini countryman di innumerevoli borghesucci per andare a una spiaggetta che era figa vent’anni fa ma ora è un carnaio di hipster coi schei di papà. La Coca della traccia 7 è una zero tiepida. Il titolo è rivelatore, risponde alla domanda di inizio capoverso: gira in tondo e lì rimane. Consigliato per rimorchiare sedicenni alla spiaggetta di cui sopra.

 

Washitsu
washitsu

 

 

CZARFACE, MF DOOM – Czarface Meets Metal Face

Split personality, I ride with a sidecar

Finalmente qualcuno ha samplato il basso di Practice Makes Perfect degli Wire, da Chairs Missing che da una vita lo dico, è il disco definitivo da sample, frasi memorabili e isolabili una in fila all’altra, ci fai tutto e viene per forza bello.

[Non c’è ancora su Whosampled, l’ho sgamato io e volevo bullarmene]

E qui la usano su una skit, che è un fatto paradigmatico delle contestazioni mosse a questo disco dalla più parte della critica musicale: occasione persa con quei nomi lì, quel sound lì, quelle basi lì, nessuno che si impegna veramente, DOOM adagiato, esercizio di stile.

Questa cosa in effetti reazionaria e di genere coinvolge quindi DOOM, dopo tanto tempo di nuovo MF, lo avrai riconosciuto; Inspectah Deck, rimastone in forma scudetto, qualcuno dimenticato che è sempre stato un duro, e qualsiasi cosa faccia sembra sempre un colpo di coda ma non è: Kevin Costner nei film di sport, praticamente Philip Cocu dopo il duemila; 7L & soprattutto Esoteric che ha degli alti di testo come forse mai prima e mai più dopo: due esclusi di poco dalla golden age e dalla ribalta che non hanno mai mollato la botta e perseverano in boom bap, piccoli club.

Lo amerai se anche a te Youtube consiglia di routine Israeli Salad di Alchemist e i beat tape strumentali, perché suona come quello, ma fatto meglio. Della qualità di chi si passa il microfono non ci stiamo a dire, e neppure dell’innecessarietà di first world problems, denuncia politica e sociale, su un disco che vuole essere niente più che forma incastonata su fitte discografie, un’ennesima affermazione che questo modo è il modo figo, il miglior modo.
Ti prendi il pezzo da rissa, l’incastro, e vedi il genere stare fermo e prosperare nel suo mondo dentro il mondo, casomai con la curiosità di sentire quali nuove rime si possono fare con “Netflix” e “Bitcoin”. Per tutto ciò, e per come al primo ascolto ho goduto il sample da Godzilla che spacca città in cartapesta di Meddle With Metal (è da Spiderman & His Amazing Friends in realtà), e per tutte le cose che possono farti dire sì oh sì oh sì ogni trenta secondi in media, io credo che questo disco sia più valido di quanto se ne dice.

Che poi il di genere prosperi quando l’arte stagna, quando lo stato dell’arte si adagia o si accartoccia e regredisce, è un fatto da dimostrare, ma mi porta a parlare dell’altro disco del mese, quello ovvio:

 

Jack White – Boarding House Reach

 

Decent to strong 9

Dicevo ieri a DDA e G.BIT che i dischi del mese di questo mese sono praticamente gli unici che ho ascoltato, salvo un altro paio di casi eclatanti, prendi i Vilma, dei quali però vorrei provare a dirti più tardi, con più calma.
Lo premetto perché fa strano anche a me stare qui a preoccuparmi di trovare le parole migliori per un disco di cui chiunque, Fantantonio Fantano in testa, ha detto grandi cose, e tutti con decine di affezionati spettatori in più di noi qui su MaleMale.
Però faccio che assecondo l’urgenza.

Più su scrivevo del di genere, no? Se la questione sta iniziando a porsi per l’hip hop relativamente di recente, e magari in un quadro di acciacchi vari, una fase di stanca, per la musica con le chitarre il discorso è stagionato: il genere ha preso il sopravvento e il rock genericamente inteso è qualcosa di impossibile da definire, individuabile forse nella parodia di sé per la quale pure si è dovuta coniare la definizione di fm rock, cioè il rock da Virgin Radio che con il dad rock (tipo i Pink Floyd e i Dire Straits) va per la maggiore tra chi [non so, taglio, non ho voglia di tracciare profili sociologici].

Per dire, immagina di essere un MC: se qualcuno ti chiedesse ah davvero suoni? Canti? E cosa fai? Tu risponderesti hip hop e non avresti bisogno di specificare altro. Prova a farlo col rock: impossibile; l’unico qui che può farlo, che non sia un dinosauro tipo Neil Young, è Jack White III. Se non si fosse capito finora, Boarding House Reach lo dice chiaro e manifesto.

C’è tutto qui dentro. C’è il miraggio dell’innovazione su un impianto che ormai pareva impossibile da innovare, e Jack White lo fa solo usando la chitarra in un certo modo qui, in un altro là, improvvisando e tirando fuori una gamma di suoni che pure non ne mascherano il tocco inconfondibile neanche per un istante. Un mischione assurdo che Lazzaretto (quello sì, scaduto nell’fm rock in un modo che mi faceva dare JW già per bollito compromesso) gli può solo ciucciare l’alluce, con Ice Station Zebra (immagina di suonare davvero una canzone come Ice Station Zebra, senti quel basso come fa) che in termini di delirio, tiro, solidità, fosse stato su Icky Thump sarebbe stato nettamente il miglior pezzo. Come fai a intendere la canzone rock come Tom Waits, fare sette mesi da recluso come Springsteen, suonarci sopra come Robert Fripp: sei un genio. Uscirtene col singolone power ballad, Connected By Love, che un Lenny Kravitz metterebbe il culo in offerta al 70% per riuscire a scrivere.
Senti come fa la chitarra su Corporation, quando a un certo punto attacca col tremolo surf e sembra che stia per succedere qualcosa di terribile, poi invece entrano solo le cowbells, una cosa che fanno sempre i Sonic Youth ma che mai ti aspetteresti di trovare qui, tra una ballata in minore e un arrangiamento orchestrale.

Puoi dire dei White Stripes che Fell In Love With A Girl è garage, che Little Bird è blues; è una cosa che riesci a fare quasi sempre. E su questo disco Respect Commander cos’è? Boh frate’ rock.

Produzione di Dio e tutto.

Nell’anno delle chitarre che tornano prepotenti, della black elettronica che mostra il fianco alle derive di genere e comincia a perdere d’appeal, questo disco è un monumento, con tanti saluti a Black Angels e al revival garage, alla psichedelia soft e alle cose senza assoli, ma con quanti arpeggi.

 

paolo marco cintura
pmc