Sogno d’una notte di mezz’autunno – Sting, la Morte e il numero 23.

“Hegel a volte non significa niente, ma Goethe significa sempre qualcosa” – Robert Anton Wilson

We will not again see
God humbled on an ass
But see
See
On a white horse he comes
Blazing sword in burning hand
“Lo, I am become death
The destroyer of worlds”
Current 93, Hitler as Kalki, 1992.

Un tardo pomeriggio di Novembre ebbi la necessità improvvisa di scuotermi di dosso l’umidità del Brenta, che mi si era avvolta addosso come il lembo stracciato di un sacco nero dell’immondizia sul gonfio cadavere di un rospo lasciato a putrefare sull’argine. Era strisciata fin dentro il mio corpo sottile, sussurrando parole in semi-incomprensibile dialetto di Marghera, parole di torbida serenità, di evasione fiscale, di sbancamenti collinari semiabusivi, di baccalà mantecato alla diossina, di morchioso musetto intinto nel kren e poi biascicato da fauci umettate di prosecco. Bituminosa.

Mi sembrava di essere rimasto incurvato davanti alla malaticcia luce del portatile nello stanzino semibuio per ere geologiche. Muschio e ragnatele si sbriciolavano tra le mie giunture mentre flettevo i muscoli ridotti a sottili filamenti, elastici briciolosi. Mossi dei passi incerti, mentre macchie nere sfarfallavano nel mio campo visivo. Una fugace visione di alberi, vento e pioggerellina mi condusse lungo il corridoio dell’ingresso. Le mie mani prive di sensibilità trovarono il chiavistello e con un ultimo ignominioso sforzo barcollai in giardino, appoggiandomi pesantemente al muro scrostato. Ero fuori dal dentro.

Nel posacenere era rimasto un mozzicone miracolosamente non toccato dalla pioggia, grigia e malsana. Tirai una boccata nevrotica mentre ancora le nebbie del Brenta mi attanagliavano nell’apatia, registrando a mala pena l’intossicante e denso puzzo di resina d’erba ganja che quel mozzicone di sigaretta stranamente emanava quando dato alle fiamme. Poi scossi la testa ed improvvisamente fui libero dalla maledizione del mesto rigagnolo di perbenismo borghese. Cioè il Brenta.

Un soffio di vento rivelò il ghigno marangone della luna, come una segretaria frustrata che ha subodorato possibilità di copula. Istintivamente distolsi lo sguardo per cercare il grande Orione, una magistrale e imbambolata bozza di Peroni da 66 che flottava nella posizione Wikipedia sicuramente descrive con dovizia di particolari. Dalla coda dell’occhio, l’intensa luce di Sirio mi trasse a sé. Rimasi a fissare la stella binaria, cercando di non pensare alle stronzate di quella faccia di merda di Robert Temple, che vergogna smerdare con la pseudoscienza da complottari quella meravigliosa etnografia di Griaule, ma che cazzo ne capite voi coglioni della grandezza di Griaule e Mauss, non sapete nemmeno che cazzo sia l’antropologia culturale.  L’antropologia, porcaccio di quel Dio. Fate pure fatica a pronunciarne il nome, andatevene a fare in culo. Mentre ero immerso in questi pensieri rilassanti, ecco che da dietro Sirio sbuca e mi fa l’occhietto il mio amico Vauro Senesi.

“Vauro…” gli feci un cenno nervoso, nascondendo istintivamente il mozzicone dietro la schiena “Non ci vediamo dal tempo delle guerre psichiche di Caltanissetta. Come sei sopravvissuto a quel trio di telepati mercenari del Mossad?”

“Deh ‘un me ne fà parlà bellino, che sinnò qua si fa notte.”

“Ah. Volevi qualcosa allora?”

“Vabbè dai allora te lo diho, deh, è andata a finì che l’ho pagati di tasca mia, deh. I tìchette di partecipazzione a Ott’Emmezzo a quarchiccosa mi sò serviti.”

Risolino catarroso di Vauro.

“No dai davvero, se non c’è niente vado che devo pure finire sta cazzo di recensione…”

“La recenzione deh, è di quella ‘he ti dovevo parlà! Mi sò visto un po’ co’ Lilli e Chicco e m’hanno detto che t‘un la poi fà la recenzione sui Bìtorse deh, de’ Bìtorse ‘un gliene frega ‘n cazzo a nessuno. Deh. Bada che hanno detto proprio ‘N cazzo a nessuno. Lilli e Chicco, mica ‘r mì zio. Tu’ha’ffalla su un gruppo morto più famoso.”

“Tipo?”

“Deh, ‘he te lo dico a fà, i Polisse, deh”.

Per farla proprio breve, la storia è che praticamente Sting se ne esce nell’83 con questo pezzo, in questo album. Ora, non dico che ci si sono buttati sopra a corpo morto, ma diciamo che non era solo un po’ vagamente allusivo, ecco. Procediamo con ordine: la sincronicità alla quale si riferisce il titolo dell’album è un concetto che fu caro a Jung, reso popolare da Robert Anton Wilson, papa discordiano, romanziere, saggista, drammaturgo e droghello. Secondo questo tizio, tutto ha inizio con un altro droghello, Burroughs (ricordate la mia ultima recensione? Bravi) che, intorno al ’60, iniziò a collezionare in modo compulsivo dei 23, che trovava dietro ogni angolo a marchiare eventi significativi. E sì, ci hanno fatto anche un film, ma senza capire un cazzo della cosa. Qualche esempio:

  • Hitler fu iniziato alla società del Vril nel 1923
  • La geometria euclidea ha 23 assiomi
  • La ventitreesima lettera dell’alfabeto albionico è W: William Burroughs, Heathcote Williams (editore di The Fanatic, che conobbe Burroughs per la prima volta a 23 anni, mentre viveva al civico 23), Wolfgang Pauli che collaborò alla teoria Junghiana della sincronicità, etc.
  • Il 23 Luglio cade l’inizio di un antico cerimoniale egizio dedicato a Sirio

Secondo Jung, che pone la cosa in modo un po’ più elegante, la sincronicità è quel fenomeno di connessione che non risponde alle leggi di causa-effetto, ma ricorda più una precipitazione sincronica (da qui il nome) di eventi nel tempo e nello spazio. Mi direte, è una paroletta, cazzo c’entra coi Police. Probabilmente niente, se non fosse che Sting e Burroughs se la intendevano abbastanza. Probabilmente niente, se vogliamo glissare sugli ovvi riferimenti crowleiani alla Boleskine House e al lago di Loch Ness nel pezzo Synchronicity II dallo stesso album. O anche solo al fatto che Sting si è autodichiarato un thelemita sul numero di gennaio 1984 di Penthouse (01/1984=1+1+9+8+4, lo sapete già quanto fa), altra rivista su cui a lungo pubblicò Burroughs. O che il titolo dell’album è stato esplicitamente tratto dal Roots of Coincidence di Koestler, un manualetto del ’72 su parapsicologia, chiaroveggenza e psicocinesi.

Quindi abbiamo un album fortemente influenzato da Jung, Burroughs, e dall’occultismo thelemico, all’interno del quale guarda caso c’è un pezzo apparentemente dedicato all’adulterio, ma con sostenuti sottotoni di alchimia e cartomanzia. Procediamo: sempre Sting ha commentato in un libro di suoi testi che Wrapped Around Your Finger è ‘dedicato a una sua amica, psichica di professione e insegnante di tarocchi’. Fast forward: nel 1994 una certa Rosetta Woolf realizza una serie di tarocchi chiamati Aleph Tarot, 22 arcani maggiori illustrati ad acquarello ‘reminiscenti dell’immaginario di Thoth, dedicati al mito di Lilith’ . Rosetta Woolf è anche autrice di un booklet coi testi di Message in a Bottle nell’81. L’affare s’ingrossa, e non è finita qui. Spulciamo i testi di WAYF:

You consider me the young apprentice
Caught between the Scylla and Charibdes
Hypnotized by you if I should linger
Staring at the ring around your finger

I have only come here seeking knowledge
Things they would not teach me of in college
I can see the destiny you sold turned into a shining band of gold

[…]

Mephistopheles is not your name
I know what you’re up to just the same

Ora, Sting ha una certa morbosa attrazione per Goethe. Vediamo un attimo cosa ci dice il buon vecchio Faust circa Mefistofele, Lilith e l’apprendista stregone:

Faust:
Lilith? Who is that?
Mephistopheles:
Adam’s wife, his first. Beware of her.
Her beauty’s one boast is her dangerous hair.
When Lilith winds it tight around young men
She doesn’t soon let go of them again.

Mettiamo insieme i pezzi: abbiamo Sting e la sua passione per le menate esoteriche e la cara Rosetta, già presumibilmente sposata con l’artista Hennie Boshoff, che nel giro di una decina d’anni avrebbe sfornato la sua serie di tarocchi (per chi si fosse sintonizzato solo ora, lo studio e la realizzazione del proprio set di arcani è parte dell’iniziazione alla Golden Dawn), fantasie di adulterio, l’evocazione di Babalon (al costo di essere ripetitivo, ricordate la mia ultima recensione?) sotto i buoni auspici dello zio Al.

In cima a questo cumulo di coincidenze sincronicità, c’è ovviamente la Morte, e non sto facendo filosofia spicciola: Sting ha dichiarato che il XIII è il suo arcano preferito. Nell’interpretazione tradizionale, la Morte rappresenta un processo di trasformazione per divisione – una sorta di decomposizione se vi pare. Ecco, Synchronicity segna contemporaneamente l’apice del successo dei Police (70,000 anime allo Shea Stadium, 3 grammy nell’84, 17 settimane in classifica per il disco, non esattamente noccioline) e la fine dei giochi per Sting e Andy Summers, col primo che l’anno dopo pubblica il suo progetto solista The Dream of the Blue Turtles (‘Devil and the deep blue sea behind me’).

Insomma, come dire, tanta roba. Una ventata gelida mi ridesta, mentre Vauro sputazza disgustato catarro in direzione di Rigel.

“Epporchiddìo, deh, tu lo vedi che ‘un sai scrivè, Maremma majala, pagherei a sapé chi cazzo le legge ‘sti trojai di recenzioni, il ventritré der budello della Madonna ladra ‘nfame e d’Iddio bestia huadrupede, ma quando tu te lo trovi un lavoro normale, o brodo, io te le farei ‘ngoià ‘ste bischerate deh, Madonna troja e Cristaccio majale!”

Era caduto nella mia trappola. Segnai nell’aria gelida l’intricato sigillo di Buer, esclamando:

“Vauro non sei stato attento. Le bestemmie sono come le rose, devi sempre dirle dispari, e tu ne hai dette solo sei.”

Dissolto l’incantesimo, Vauro ebbe appena il tempo di emettere un rassegnato “Deh”, prima di venire violentemente espulso dallo spaziotempo. Rientrai in casa e alzai il riscaldamento.

Washitsu
washitsu

 

 

 

 

PS: Nell’alfabeto ebraico, al numero 20 troviamo Kaf, e al 3 Gimel: K-G. Robert Temple come secondi nomi faceva Kyle Grenville, Kenneth Grant (nato il 23 maggio) fu stretto collaboratore e secretario dello zio Al, e Kallisti Gold è l’erba preferita del protagonista di Illuminatus! Di Robert Anton Wilson.