Non ti piacerà – Il ritorno e la fine degli Auden

Un film bello che nessuno si ricorda.

Sono uno di quelli che quando deve scrivere un pezzo su di un’artista che conosce poco -ma anche quando lo conosce bene- passa metà del tempo  su Google cercando informazioni utili e chicche simpatiche da spacciare.

La realtà dei fatti è che sulla vita&opere&miracoli degli Auden si trova pochissimo, se non del periodo V4V, davvero breve e troppo recente.

Eppure l’assenza di informazioni e notizie della band sul web ci dice tanto, tantissimo: che quella degli Auden è un’epica che appartiene ai lontani giorni di Windows 98 e delle immagini da 1Megabyte caricate in un minuto di patetica attesa.

Quattro ragazzi alla fine degli Novanta si mettono in testa di voler portare i suoni  americani più squisiti e interessanti del periodo, cioè il math, l’emo e manco a farlo apposta il 1999 è l’anno dell’incredibile album degli American Football.

La storia della band, nel suo complesso, sa un po’ di quei film belli ma che scopri solamente mentre ricostruisci il puzzle di qualche filmografia di un regista o di genere.

Degli Auden si conosce l’indecisione della lingua, se cantare e scrivere in italiano  o inglese. Cosa si sono portati appresso per tutta la discografia, pure sul finale. Il penultimo album, Some Reckoning, per dire, è tutto cantato in albionese.

Personalmente seguo poco gli italiani che non cantano in italiano, a meno che non siano delle bestie strumenti alla mano, a meno che non scrivano cose davvero illuminanti. La causa della mia autarchia probabilmente è anche semplice, eh, semplicemente mi piace l’idea di un testo che ti tiri sotto come un treno senza star troppo a doverci fare del listening (penso di avere al massimo un B2).

Non ti piacerà è invece tutto cantato in italiano. Ha una durata che è quella di un rapporto sessuale di durata medio/breve, ma è un album che ha l’intensità che dovrebbe avere un rapporto sessuale che dura nemmeno venti minuti. Non ti piacerà suona come una di quelle scopate d’addio tra due persone che si amano molto ma la cosa deve finire per cazzi vari.

perché dobbiamo chiamare le cose con altri nomi per capire e nascondere le nostre scuse pronte le mani sulle orecchie per non sentire niente di quello che ci ammala vorremmo un’altra prova ma è finita è finita così

L’album si apre con finita così, che è una cavalcata emo, un overture che sa anche di chiusura, un modo perfetto per far capire tutta la semantica della cosa.

 marcire guastarsi andare a male finire le cose che fanno già schifo sbiadire sgualcire arrendersi al resto strappare parole che hanno fallito –Marcire

Non ti piacerà pare che parli di come la vita logori le cose, i rapporti, di come l’unica cosa possibile sia il ricordo. Lo fa con le chitarre che i fan degli Auden già conoscono benissimo,  una voce che non si concede mai di essere core, ma se ne sta sempre su un melodico dolce.

Per distrarci chiude l’album, breve ma ci sta. Canzone bella, che parte con una chitarra e, magari involontariamente, rimanda all’eterna Teenage Riot dei Sonic Youth.

L’anno scorso gli Auden hanno suonato, spesso aprendo ai fratelloni dei FBYC.

A proposito di FBYC, Jacopo Lietti intervistato da Noisey qualche tempo fa ha detto

“Io ne ho pieni i coglioni dell’emo, di tutto questo revival. Credo che sia un po’ sfuggita di mano quella roba. Sono nati uno dietro l’altro gruppi che non avevano niente da dire, non hanno cambiato niente e non hanno aggiunto nulla rispetto a quello che c’era già stato.”

Se quindi l’album può sembrare una roba un po’ autocelebrativa, in realtà potrebbe anche esserlo, ma visto così, con quelle pesanti parole di Lietti, sembra anche il requiem emo di un’intera generazione. Bella.

Potreste seguirli qui, sperando nel miracolo di qualche data lontana dai confini della capitale romana.

dda