Mislay – Mislay EP

 

L’incubo della mia esistenza

Qualche anno fa per la prima volta sono stato in Sardegna. Il viaggio in sé non penso riuscirò mai a dimenticarmelo, l’ho vissuto un po’ come un trauma, perché

a) passai ore e ore di attesa, solo come un cane e senza nulla da leggere, in quel baretto livornese che sta proprio di fronte al molo dove partono le grosse navi che portano ad Olbia o da qualche parte in Corsica

b)la tratta in nave fu inferno, mi addormentai su una delle sedie a sdraio attorno la piccola piscina sul ponte di coperta. Verso mezzanotte mi sveglio che c’è un freddo incredibile e tira un vento così forte che mi fa difficilissimo camminare. Se devo ricordare un momento in cui sarei dovuto morire in modo bruttissimo, ecco, io sono sicuro fossi ad un passo dal volare verso il mare, che non avevo mai visto così nero. Gli incubi dei marinai di Nantucket, che dico, oltre la barriera di metallo dalla vernice sguastata potevo scrutare gli occhi del Kraken.

Ma riesco a farcela e finisco al coperto e al caldo. La piccola nave da crociera è un residuo dei fine anni novanta, piena di fotografie di sportivi come il primo indimenticabile Ronaldo o, che ne so, Del Piero. Ci sono solo russi e tedeschi, passo il tempo giocando a Metal Slug.

Arriva la mattina, e l’incubo dalle tinte lovecraftiane è lontano e di fronte c’è Olbia, che sembra così bella in quel momento che a momenti manco Miyazaki sarebbe riuscita a disegnarla così pacifica.

Tutto questo per dirvi che i Mislay sono di Olbia, e in mezzo ci suona Marco, chitarrista (anche adesso? non lo so) degli Amesua. Non c’è nulla di nuovo nei Mislay, ma sono due pezzi veloci, potenti e sanno un sacco di estate, gente che va sullo skate e si schianta le birre sotto i portici dei quartieri dormitorio.

La voce è più rude di quanto sia la melodia, un po’ più di Anselmo nei Down, un po’ meno di Anselmo Superjoint Ritual.

E ora aspetto l’album.

 

dda